Accedi

Home

Scopri

0

Tessere

Info

Rosola è un borgo molto ben conservato, appartato rispetto alle direttrici statali, che si raccoglie attorno alla torre duecentesca, testimonianza dell’antico castello e senza dubbio una delle più antiche dell’Appennino. Anticamente denominata Muzzano, Rosola, dopo essere stata in potere dei Bolognesi, ritornò agli Estensi divenendo, verso la fine del XIV secolo, possedimento dei Montecuccoli. Nel 1454 Borso d’Este la infeudò ai Conti Ugo, Venceslao ed Uguccione Rangoni, alla cui famiglia rimase fino ai giorni nostri. Unica superstite dell’antico castello di Rosola, la cui memoria permane tuttora nel toponimo della località, è la torre duecentesca, mozzata, che è l’edificio più antico della zona. Recentemente donata al Comune dai marchesi Rangoni, è stata restaurata. La torre presenta un paramento murario in bozzette di arenaria disposte a filaretto. All’altezza del primo piano è posto il portale ad arco a tutto sesto, in conci di pietra, che segnava l’originario ed unico accesso alla torre, certamente collegata alle altre strutture castellane da passerelle o balchi lignei. Una volta a botte copre l’alto vano sottostante al quale, prima dell’apertura dell’attuale pertugio laterale, si accedeva unicamente da una stretta botola. Proviene da questo luogo il tesoretto, costituito da un boccale con manico di color verde contenente più di milletrecento monete d’argento databili tra IX e XI secolo, rinvenuto nell’Ottocento in un predio parrocchiale e che testimonia l’importanza del castello nei tempi antichi. Nel centro di Rosola svetta su un panorama mozzafiato la chiesa, dedicata a San Leonardo; costruita alla fine dell’800 sui resti di quella antica, presenta una facciata che si rifà, vagamente, alle chiese romaniche. Il campanile è caratterizzato da un alto basamento in grossi blocchi di arenaria squadrata; alcuni dei finestroni circolari sono murati ed uno di essi contiene l’orologio, mentre i finestroni della cella campanaria sono ad arco a tutto sesto. Degno di nota è il fonte battesimale, monolitico, a forma di clessidra, datato 1557. L’abitato è dominato dal Monte Questiolo, Mons Cristioli in latino, su cui nel 1953 furono trovati i resti del castello Montecuccoli e resti di capanne dell’età del bronzo (1000-1800 a.c.), la più antica testimonianza dell’insediamento dell’uomo nella zona. Durante il Medioevo vi sorgeva un castello infeudato alla famiglia Montecuccoli, anch’esso coinvolto nella lotta tra Montecuccoli e Tanari; a partire dal 1626, la famiglia Rangoni era proprietaria della residua torre del castello con poca terra. Dell’antica rocca rimane oggi la torre databile al XIV secolo e coronata, forse nel tardo cinquecento, da elementi di colombaia e rondonaia e da un cornicione di gronda in tufo. Un portale trecentesco ad arco a tutto sesto rilevabile nella parte alta della parete nord collegava la torre, attraverso probabili strutture lignee, alle vicine costruzioni del castello. Ben conservato è il vano della cisterna, adiacente la torre. Anche i resti delle mura presentano, come la torre, un paramento murario in bozzette sommariamente squadrate e disposte secondo la tecnica a filaretto; recano tracce di aperture originali e feritoie. In tempi recenti la proprietà del castello è pervenuta al Comune di Zocca, che ha adibito l’area a parco pubblico. Ai piedi del castello si trova l’antico borgo, un tempo disposto a corte chiusa, di cui restano alcuni edifici tra cui uno cinquecentesco che ha subito pesanti interventi di restauro e che presenta nella facciata un portale ad arco a tutto sesto. Al suo interno, nell’ampia cucina, è conservata tuttora la pavimentazione in lastre di arenaria e un pregevole camino con architrave elegantemente inciso. Lungo le scale che portano al piano superiore rimangono tracce di motivi decorativi dipinti. Non lontano dal paese si trova la sorgente Nadia, una delle maggiori dell’Appenino. Rosola, circondata da boschi e radure che scendono verso il Panaro, è la base di partenza ideale per escursioni nella zona: di qui si snodano diversi sentieri che trovano nel camping del Monte Questiolo un prezioso punto tappa. Da visitare anche il Santuario della Verucchia. Una ecclesia de Veruda, dipendente dalla pieve di Missano, è citata già nel 1291 e pare che subisse rifacimenti ed ampliamenti, fino all’ultimo del 1689 che l’ingrandì notevolmente per contenere il sempre maggior numero di fedeli che accorrevano al santuario. La semplice facciata, caratterizzata dal portale in mattoni sormontato da un bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino e da due finestre, è affiancata dal campanile che ripete la tipologia usuale nella zona. L’interno è ad un’unica navata, coperta da volte sostenute da ampie arcate. La piccola immagine della Madonna con Bambino che si venera nel Santuario, inserita in una tela seicentesca sull’altare maggiore, è un raro dipinto su tavola e, seppur ritoccata più volte in epoche successive, è opera ascrivibile al tardo gotico emiliano. All’immagine sono attribuiti numerosi miracoli come testimoniano gli ex voto presenti. Gli altari laterali sono arricchiti da ancone decorate a stucchi policromi che racchiudono pregevoli dipinti tra i quali meritano di essere citati il San Carlo Borromeo, reso con molta naturalezza, e la Madonna del Rosario ed i Misteri, ambedue opere settecentesche. Nel Santuario si conserva la memoria di apparizioni della Santa Vergine: la prima apparizione avvenne, anteriormente al ‘200, ad una pastorella da una piccola pianta di biancospino che cresceva sul colle; la seconda apparizione avvenne il 26 agosto 1660 ad una ‘angosciata giovane di Rosola’, Antonia Virgili di Bartolomeo, oppressa anche dai suoi familiari perché ritenuta troppo pia. Per la tradizione religiosa questo Santuario è luogo assai importante e suggestivo, collocato in un paesaggio naturale irripetibile, in un’atmosfera densa di profonda spiritualità. Nella vicina località denominata il Castellaro sorgeva il castello dell’antica famiglia dei da Verucchia, che conservò potenza e prestigio fino al XIV secolo. In località Castellaro è attualmente visibile una casa padronale seicentesca (privata), che presenta cornicione a sguscio e finestrelle ovali, mentre il portale, in cotto, è ad arco a tutto sesto. Al centro della facciata è dipinta una meridiana.

Rosola - Rosola è un borgo molto ben conservato, appartato rispetto alle direttrici statali, che si raccoglie attorno alla torre duecentesca, testimonianza dell'antico castello e senza dubbio una delle più antiche dell'Appennino. Anticamente denominata Muzzano, Rosola, dopo essere stata in potere dei Bolognesi, ritornò agli Estensi divenendo, verso la fine del XIV secolo, possedimento dei Montecuccoli. Nel 1454 Borso d'Este la infeudò ai Conti Ugo, Venceslao ed Uguccione Rangoni, alla cui famiglia rimase fino ai giorni nostri. Unica superstite dell'antico castello di Rosola, la cui memoria permane tuttora nel toponimo della località, è la torre duecentesca, mozzata, che è l'edificio più antico della zona. Recentemente donata al Comune dai marchesi Rangoni, è stata restaurata. La torre presenta un paramento murario in bozzette di arenaria disposte a filaretto. All'altezza del primo piano è posto il portale ad arco a tutto sesto, in conci di pietra, che segnava l'originario ed unico accesso alla torre, certamente collegata alle altre strutture castellane da passerelle o balchi lignei. Una volta a botte copre l'alto vano sottostante al quale, prima dell'apertura dell'attuale pertugio laterale, si accedeva unicamente da una stretta botola. Proviene da questo luogo il tesoretto, costituito da un boccale con manico di color verde contenente più di milletrecento monete d'argento databili tra IX e XI secolo, rinvenuto nell'Ottocento in un predio parrocchiale e che testimonia l'importanza del castello nei tempi antichi. Nel centro di Rosola svetta su un panorama mozzafiato la chiesa, dedicata a San Leonardo; costruita alla fine dell’800 sui resti di quella antica, presenta una facciata che si rifà, vagamente, alle chiese romaniche. Il campanile è caratterizzato da un alto basamento in grossi blocchi di arenaria squadrata; alcuni dei finestroni circolari sono murati ed uno di essi contiene l’orologio, mentre i finestroni della cella campanaria sono ad arco a tutto sesto. Degno di nota è il fonte battesimale, monolitico, a forma di clessidra, datato 1557. L'abitato è dominato dal Monte Questiolo, Mons Cristioli in latino, su cui nel 1953 furono trovati i resti del castello Montecuccoli e resti di capanne dell'età del bronzo (1000-1800 a.c.), la più antica testimonianza dell'insediamento dell'uomo nella zona. Durante il Medioevo vi sorgeva un castello infeudato alla famiglia Montecuccoli, anch’esso coinvolto nella lotta tra Montecuccoli e Tanari; a partire dal 1626, la famiglia Rangoni era proprietaria della residua torre del castello con poca terra. Dell'antica rocca rimane oggi la torre databile al XIV secolo e coronata, forse nel tardo cinquecento, da elementi di colombaia e rondonaia e da un cornicione di gronda in tufo. Un portale trecentesco ad arco a tutto sesto rilevabile nella parte alta della parete nord collegava la torre, attraverso probabili strutture lignee, alle vicine costruzioni del castello. Ben conservato è il vano della cisterna, adiacente la torre. Anche i resti delle mura presentano, come la torre, un paramento murario in bozzette sommariamente squadrate e disposte secondo la tecnica a filaretto; recano tracce di aperture originali e feritoie. In tempi recenti la proprietà del castello è pervenuta al Comune di Zocca, che ha adibito l’area a parco pubblico. Ai piedi del castello si trova l'antico borgo, un tempo disposto a corte chiusa, di cui restano alcuni edifici tra cui uno cinquecentesco che ha subito pesanti interventi di restauro e che presenta nella facciata un portale ad arco a tutto sesto. Al suo interno, nell'ampia cucina, è conservata tuttora la pavimentazione in lastre di arenaria e un pregevole camino con architrave elegantemente inciso. Lungo le scale che portano al piano superiore rimangono tracce di motivi decorativi dipinti. Non lontano dal paese si trova la sorgente Nadia, una delle maggiori dell'Appenino. Rosola, circondata da boschi e radure che scendono verso il Panaro, è la base di partenza ideale per escursioni nella zona: di qui si snodano diversi sentieri che trovano nel camping del Monte Questiolo un prezioso punto tappa. Da visitare anche il Santuario della Verucchia. Una ecclesia de Veruda, dipendente dalla pieve di Missano, è citata già nel 1291 e pare che subisse rifacimenti ed ampliamenti, fino all'ultimo del 1689 che l'ingrandì notevolmente per contenere il sempre maggior numero di fedeli che accorrevano al santuario. La semplice facciata, caratterizzata dal portale in mattoni sormontato da un bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino e da due finestre, è affiancata dal campanile che ripete la tipologia usuale nella zona. L'interno è ad un'unica navata, coperta da volte sostenute da ampie arcate. La piccola immagine della Madonna con Bambino che si venera nel Santuario, inserita in una tela seicentesca sull'altare maggiore, è un raro dipinto su tavola e, seppur ritoccata più volte in epoche successive, è opera ascrivibile al tardo gotico emiliano. All'immagine sono attribuiti numerosi miracoli come testimoniano gli ex voto presenti. Gli altari laterali sono arricchiti da ancone decorate a stucchi policromi che racchiudono pregevoli dipinti tra i quali meritano di essere citati il San Carlo Borromeo, reso con molta naturalezza, e la Madonna del Rosario ed i Misteri, ambedue opere settecentesche. Nel Santuario si conserva la memoria di apparizioni della Santa Vergine: la prima apparizione avvenne, anteriormente al '200, ad una pastorella da una piccola pianta di biancospino che cresceva sul colle; la seconda apparizione avvenne il 26 agosto 1660 ad una 'angosciata giovane di Rosola', Antonia Virgili di Bartolomeo, oppressa anche dai suoi familiari perché ritenuta troppo pia. Per la tradizione religiosa questo Santuario è luogo assai importante e suggestivo, collocato in un paesaggio naturale irripetibile, in un'atmosfera densa di profonda spiritualità. Nella vicina località denominata il Castellaro sorgeva il castello dell'antica famiglia dei da Verucchia, che conservò potenza e prestigio fino al XIV secolo. In località Castellaro è attualmente visibile una casa padronale seicentesca (privata), che presenta cornicione a sguscio e finestrelle ovali, mentre il portale, in cotto, è ad arco a tutto sesto. Al centro della facciata è dipinta una meridiana. Pro Loco Zocchese prolocozocca.it Rosola - Rosola è un borgo molto ben conservato, appartato rispetto alle direttrici statali, che si raccoglie attorno alla torre duecentesca, testimonianza dell'antico castello e senza dubbio una delle più antiche dell'Appennino. Anticamente denominata Muzzano, Rosola, dopo essere stata in potere dei Bolognesi, ritornò agli Estensi divenendo, verso la fine del XIV secolo, possedimento dei Montecuccoli. Nel 1454 Borso d'Este la infeudò ai Conti Ugo, Venceslao ed Uguccione Rangoni, alla cui famiglia rimase fino ai giorni nostri. Unica superstite dell'antico castello di Rosola, la cui memoria permane tuttora nel toponimo della località, è la torre duecentesca, mozzata, che è l'edificio più antico della zona. Recentemente donata al Comune dai marchesi Rangoni, è stata restaurata. La torre presenta un paramento murario in bozzette di arenaria disposte a filaretto. All'altezza del primo piano è posto il portale ad arco a tutto sesto, in conci di pietra, che segnava l'originario ed unico accesso alla torre, certamente collegata alle altre strutture castellane da passerelle o balchi lignei. Una volta a botte copre l'alto vano sottostante al quale, prima dell'apertura dell'attuale pertugio laterale, si accedeva unicamente da una stretta botola. Proviene da questo luogo il tesoretto, costituito da un boccale con manico di color verde contenente più di milletrecento monete d'argento databili tra IX e XI secolo, rinvenuto nell'Ottocento in un predio parrocchiale e che testimonia l'importanza del castello nei tempi antichi. Nel centro di Rosola svetta su un panorama mozzafiato la chiesa, dedicata a San Leonardo; costruita alla fine dell’800 sui resti di quella antica, presenta una facciata che si rifà, vagamente, alle chiese romaniche. Il campanile è caratterizzato da un alto basamento in grossi blocchi di arenaria squadrata; alcuni dei finestroni circolari sono murati ed uno di essi contiene l’orologio, mentre i finestroni della cella campanaria sono ad arco a tutto sesto. Degno di nota è il fonte battesimale, monolitico, a forma di clessidra, datato 1557. L'abitato è dominato dal Monte Questiolo, Mons Cristioli in latino, su cui nel 1953 furono trovati i resti del castello Montecuccoli e resti di capanne dell'età del bronzo (1000-1800 a.c.), la più antica testimonianza dell'insediamento dell'uomo nella zona. Durante il Medioevo vi sorgeva un castello infeudato alla famiglia Montecuccoli, anch’esso coinvolto nella lotta tra Montecuccoli e Tanari; a partire dal 1626, la famiglia Rangoni era proprietaria della residua torre del castello con poca terra. Dell'antica rocca rimane oggi la torre databile al XIV secolo e coronata, forse nel tardo cinquecento, da elementi di colombaia e rondonaia e da un cornicione di gronda in tufo. Un portale trecentesco ad arco a tutto sesto rilevabile nella parte alta della parete nord collegava la torre, attraverso probabili strutture lignee, alle vicine costruzioni del castello. Ben conservato è il vano della cisterna, adiacente la torre. Anche i resti delle mura presentano, come la torre, un paramento murario in bozzette sommariamente squadrate e disposte secondo la tecnica a filaretto; recano tracce di aperture originali e feritoie. In tempi recenti la proprietà del castello è pervenuta al Comune di Zocca, che ha adibito l’area a parco pubblico. Ai piedi del castello si trova l'antico borgo, un tempo disposto a corte chiusa, di cui restano alcuni edifici tra cui uno cinquecentesco che ha subito pesanti interventi di restauro e che presenta nella facciata un portale ad arco a tutto sesto. Al suo interno, nell'ampia cucina, è conservata tuttora la pavimentazione in lastre di arenaria e un pregevole camino con architrave elegantemente inciso. Lungo le scale che portano al piano superiore rimangono tracce di motivi decorativi dipinti. Non lontano dal paese si trova la sorgente Nadia, una delle maggiori dell'Appenino. Rosola, circondata da boschi e radure che scendono verso il Panaro, è la base di partenza ideale per escursioni nella zona: di qui si snodano diversi sentieri che trovano nel camping del Monte Questiolo un prezioso punto tappa. Da visitare anche il Santuario della Verucchia. Una ecclesia de Veruda, dipendente dalla pieve di Missano, è citata già nel 1291 e pare che subisse rifacimenti ed ampliamenti, fino all'ultimo del 1689 che l'ingrandì notevolmente per contenere il sempre maggior numero di fedeli che accorrevano al santuario. La semplice facciata, caratterizzata dal portale in mattoni sormontato da un bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino e da due finestre, è affiancata dal campanile che ripete la tipologia usuale nella zona. L'interno è ad un'unica navata, coperta da volte sostenute da ampie arcate. La piccola immagine della Madonna con Bambino che si venera nel Santuario, inserita in una tela seicentesca sull'altare maggiore, è un raro dipinto su tavola e, seppur ritoccata più volte in epoche successive, è opera ascrivibile al tardo gotico emiliano. All'immagine sono attribuiti numerosi miracoli come testimoniano gli ex voto presenti. Gli altari laterali sono arricchiti da ancone decorate a stucchi policromi che racchiudono pregevoli dipinti tra i quali meritano di essere citati il San Carlo Borromeo, reso con molta naturalezza, e la Madonna del Rosario ed i Misteri, ambedue opere settecentesche. Nel Santuario si conserva la memoria di apparizioni della Santa Vergine: la prima apparizione avvenne, anteriormente al '200, ad una pastorella da una piccola pianta di biancospino che cresceva sul colle; la seconda apparizione avvenne il 26 agosto 1660 ad una 'angosciata giovane di Rosola', Antonia Virgili di Bartolomeo, oppressa anche dai suoi familiari perché ritenuta troppo pia. Per la tradizione religiosa questo Santuario è luogo assai importante e suggestivo, collocato in un paesaggio naturale irripetibile, in un'atmosfera densa di profonda spiritualità. Nella vicina località denominata il Castellaro sorgeva il castello dell'antica famiglia dei da Verucchia, che conservò potenza e prestigio fino al XIV secolo. In località Castellaro è attualmente visibile una casa padronale seicentesca (privata), che presenta cornicione a sguscio e finestrelle ovali, mentre il portale, in cotto, è ad arco a tutto sesto. Al centro della facciata è dipinta una meridiana. Pro Loco Zocchese prolocozocca.it

Lascia un feedback (Registrati qui)

/ 5.

Informazioni